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La tavola del distretto del design milanese
Cultura

La tavola del distretto del design milanese

Di Redazione Mes Prestiges Ultima recensione May 2026
5 min di lettura
Cultura

Tra Tortona, la Fondazione Prada, il Mudec e Armani/Silos, la cultura del design della città scavalca le pareti e arriva nel piatto: prima le gallerie, poi le sale costruite per essere mangiate.

C'è una fascia di Milano, delimitata grosso modo dai vecchi isolati industriali di Tortona e, a sud, dalla nuova architettura museale, dove guardare e mangiare sono ormai diventati la stessa uscita. Qui le gallerie non sono un pensiero secondario appiccicato a un caffè: i caffè e le sale da pranzo sono il prolungamento voluto delle gallerie. Passare una giornata in questo distretto significa trattare il design come qualcosa che si consuma, e non semplicemente che si ammira.

I poli sono di tutto rispetto. La Fondazione Prada, con la sua torre rivestita in foglia d'oro e la riconversione industriale firmata Rem Koolhaas, ha dettato il tono di come una maison di moda possa custodire l'arte contemporanea senza guardarla dall'alto in basso. Il Mudec, il Museo delle Culture, svolge il compito più arduo: mostrare le culture materiali del mondo dentro un guscio progettato da David Chipperfield. Armani/Silos, che occupa un ex magazzino di granaglie, è il più personale dei tre: quattro piani curati da un solo sguardo, più un manifesto che un museo.

La cucina che ruota attorno a queste sale è calibrata per stare al passo. Enrico Bartolini al Mudec sta all'ultimo piano del museo ed è, in sordina, una delle cucine più premiate d'Italia: un menu degustazione che sostiene come l'alta ristorazione e l'arte contemporanea appartengano allo stesso tetto. Al piano di sotto e poco più in là, Langosteria trasforma il pesce in teatro senza mai perdere di vista la materia prima; le sue sale sono allestite con la stessa sicurezza di un allestimento espositivo.

Per il registro più leggero tra una mostra e l'altra, Lot Zero copre il programma diurno: buon caffè, un piatto che non pretende una prenotazione, un luogo dove ricaricarsi tra la Prada e i Silos. Conosce con precisione il proprio ruolo: una virgola, non un punto fermo.

La disciplina da portare qui è la sequenza. Visitate la Fondazione Prada al mattino, quando la luce attraversa la torre d'oro, mangiate come si deve a mezzogiorno, percorrete il Mudec o i Silos nel pomeriggio più lento, e lasciate che il pasto che state programmando dia forma all'itinerario invece di interromperlo. In questo angolo della città, la tavola non è una pausa dal design. È l'ultima sala dell'esposizione.

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